Crea sito

 IN!

   Savar- Rivista del Nursing in movimento

Torna al indice

 

 

 

 

 

 

L’area critica nei progetti di Emergency

Il 17 febbraio scorso la sede del Collegio IPASVI  ha ospitato un’incontro organizzato da ANIARTI (Associazione nazionale infermieri di area critica) con la nota organizzazione umanitaria italiana. Un modo per far conoscere  testimonianze ed  esperienze di alcuni colleghi che con passione e professionalità ci lavorano e per reclutare infermieri per le nuove missioni.  A sorpresa la partecipazione dei fondatori dell’organizzazione Teresa e Gino Strada.

 Brunetti Giancarlo 

Pochi giorni prima della data stabilita per l’incontro una notizia a sorpresa, parteciperanno anche Teresa e Gino Strada i fondatori di Emergency, il bisogno di cercare un contatto tra Emergency e ANIARTI è reciproco, c’è l’interesse da parte di Emergency di farsi conoscere agli infermieri ed eventualmente reclutarne qualcuno per le nuove missioni.
Dopo i saluti di Annalisa Silvestro presidente della Federazione IPASVI e vicepresidente ANIARTI, una introduzione di Andrea Mezzetti che ha organizzato questa magnifica occasione d’incontro.
Inizia a parlare Teresa Strada che illustra brevemente la storia e le attività di Emergency. Questa organizzazione nata nel 1994 vuole essere piccola, agile ed indipendente. L’obiettivo principale è portare aiuto alle vittime dirette della guerra, ma anche quelle indirette come le donne afgane che non hanno mai avuto una struttura sanitaria che permetta loro una gravidanza sicura. Alle missioni all’estero Emergency affianca un’attività di diffusione della cultura di pace in tutto il mondo.
Una delle caratteristiche di Emergency è l’indipendenza, le missioni sono decise a prescindere dal tipo di governo presente nel paese e dove le carenze sanitarie sono più acute e non esistono altri interventi umanitari.
I finanziatori per scelta sono quasi tutti privati provengono da piccoli e medi versamenti e da iniziative collettive di solidarietà consapevole.
I giornalisti frequentemente chiedono quali sono le caratteristiche fondamentali per lavorare con Emergency, Teresa Strada risponde che occorre in uguale misura passione e professionalità. La passione serve per affrontare situazioni stressanti e a volte pericolose e per superare le difficoltà che si trovano nei posti di lavoro per ottenere l’aspettativa e i permessi per partire, la professionalità è necessaria in quanto devi “saper fare”, la decisione di partire non deve essere presa solo per gratificazione personale, ma per portare un reale aiuto ai paesi che lo richiedono.
Emergency, rispetto a molte altre organizzazioni umanitarie, lavora con risorse locali, un grande impegno viene riposto nell’insegnamento al personale nazionale. “Essere lì per diventare inutili” deve diventare l’obiettivo principale, l’ospedale diventa così nel tempo autosufficiente e viene riconsegnato alla popolazione per la quale era stato fatto. I Medical Coordinator di questi centri sono quasi tutti infermieri, a loro viene affidata la gestione totale dell’ospedale.
I primi ospedali di Emergency sono stati costruiti in Ruanda nel 1994, dal 1995 sono stati fatti interventi stabili in Iraq, nel 1996 è stato costruito un centro protesi e riabilitazione (qui il 95% del personale all’assistenza è composto da ex pazienti) e ancora in Cambogia e in Afganistan nel 1999 e in Sierra Leone dal 2001; le missioni di Emergency si stanno moltiplicando con successo in varie parti del mondo; c’è bisogno di personale infermieristico, Teresa e Gino Strada non nascondono che la loro presenza all’incontro ha come scopo reclutare nuovo personale.

Dopo Teresa interviene Gino Strada che descrive da subito con chiarezza qual è la filosofia di base dell’organizzazione: la grossa battaglia per i prossimi anni è per una sanità pubblica, gratuita e di alto livello. Se in Italia questo livello è stato mantenuto è grazie prima di tutto agli operatori sanitari che credono fermamente in questi principi e portano avanti questo tipo di sanità. Una sanità che non riconosce il diritto ad essere curati non deve esistere, Gino Strada senza mezzi termini denuncia quella che definisce una “medicina a doppia via”; da una parte una medicina estremamente tecnologica e sofisticata per i paesi ricchi e dall’altra una medicina per i 4/5 del mondo che non ha niente. Emergency rifiuta una medicina che si adatta al contesto: povera nei paesi poveri, ricca nei paesi ricchi; la medicina basata sul riconoscimento del diritto per la persona ad essere curata ha un valore intrinseco al quale non si può rinunciare.
Lo storico leader di Emergency prosegue argomentando il suo ragionamento, la qualità della medicina non dipende dalla qualità delle tecnologie utilizzate, ma dalla qualità del personale sanitario; chirurghi ed anestesisti mediamente sanno fare il loro lavoro, ma la differenza nei risultati dipende dal personale infermieristico, sicuramente questo vale in area critica, a maggior ragione vale nella chirurgia e traumatologia di guerra.
In questi contesti c’è bisogno di attenzione infermieristica continua, che non vuol dire guardare monitor e respiratori, ma osservazione clinica. Negli ospedali di Emergency quando arrivano d’urgenza 40-50 feriti il primo ad essere chiamato è l’infermiere che deve fare una valutazione della gravità dei feriti. L’infermiere non prende direttive dal medico, il livello di responsabilità è molto elevato rispetto agli ospedali in cui normalmente lavoriamo, questo fatto può costituire in alcuni casi un problema perché qualcuno sente l’eccessiva responsabilità anche se la contropartita è un’attività molto stimolante sul piano professionale.
Per gli infermieri di area critica decidere di lavorare con Emergency, prosegue Gino Strada, è un’occasione per riscoprire la clinica che i sanitari italiani hanno messo un po’ da parte.
Soprattutto i medici non visitano più i pazienti, affidarsi eccessivamente alla diagnostica e ai valori ematochimici può essere estremamente pericoloso.
In Italia normalmente non viene chiesto ad un infermiere di esaminare un addome, un torace o di fare una valutazione neurologica o degli arti, nelle missioni di Emergency questo è normale ed è un valore aggiunto per la professione.
Lavorare con Emergency non è impossibile, è molto gratificante perché permette di ottimizzare i risultati anche in presenza di una tecnologia e risorse limitate. Questo fatto non è secondario se si pensa a quanti gesti medici vengono eseguiti senza una necessità scientifica.
In missione ci sono delle regole e dei comportamenti da rispettare, molto importante è lavorare con il personale nazionale; c’è una correlazione diretta tra quanto è efficace una missione di un infermiere o medico internazionale e la quantità di ore che passa con lo staff nazionale. Supervisionare non vuol dire solo dare istruzioni, vuol dire anche fare insieme i lavori peggiori, discutere come migliorare l’igiene degli ambienti, controllare che le terapie siano state somministrate agli orari giusti, solo così si aumentano le competenze del personale nazionale.
Infine Gino Strada si pone delle domande: “Devo adattarmi al contesto dei paesi del terzo mondo dove la sanità è tutta privata? Come si gestisce ed organizza un ospedale in un paese del terzo mondo?” In un paese in guerra o del terzo mondo un ospedale va bene quando sei disposto a farci curare tua figlia, se pensi che gli ospedali vadano bene per “loro” e non per “noi” è bene rimanere a casa.
E’ possibile offrire standard sanitari elevati anche se non sono presenti tecnologie e risorse e garantire cure gratuite per contrastare la privatizzazione dei servizi sanitari nei paesi in guerra. In Afghanistan il rappresentante della Banca Mondiale era già presente per trattare con il governo locale dopo solo cinque giorni dalla liberazione di Kabul, questo dimostra quanto siano presenti gli interessi occidentali nei paesi in guerra.

Dopo Gino Strada interviene Luca Rolla infermiere al San Martino di Genova che racconta la sua esperienza in Sierra Leone. L’ospedale di Emergency nasce nel 2001 mette a disposizione 100 posti letto, 5 di pronto soccorso traumatologico, 9 posti letto di terapia intensiva senza supporto tecnologico. Ci sono due reparti ortopedico-chirurgici per adulti, due per bambini ed uno pediatrico per bambini di età inferiore a 12 anni.
La Sierra Leone è il paese con l’aspettativa di vita più bassa al mondo, 37-38 anni e la più alta mortalità infantile. L’ospedale di Emergency apre come centro chirurgico, ma data la continua affluenza di bambini è stato deciso di ampliare l’ambulatorio pediatrico e una nuova ala di degenza medica pediatrica. Nel 2004 è stato chiuso per ristrutturazione un altro ospedale chirurgico in Sierra Leone, ma non si sa quando riaprirà, allo stato attuale l’ospedale di Emergency, con le sue due sale operatorie, è l’unico ospedale che fornisce cure chirurgiche in Sierra Leone per un bacino d’utenza di 4,5 milioni di persone.
Per scelta e necessità l’ospedale accoglie le emergenze e le urgenze, ma ha anche una chirurgia elettiva ortopedica riabilitativa a favore di bambini.
Con un semplice intervento di ortopedia riabilitativa si dà la possibilità a bambini poliomielitici condannati a camminare a vita a quattro zampe di rivedere di nuovo il mondo dall’alto.
La terapia intensiva nasce come degenza postoperatoria chirurgica, ma vengono curati anche pazienti critici pediatrici come bambini in coma colpiti da malaria cerebrale, infezioni respiratorie e meningite. Ultimamente sono aumentate molto le ammissioni di pazienti grandi ustionati sia pediatrici che adulti, attualmente rappresentano il 30-35% dei degenti. Questi pazienti vengono trattati al 95% dal personale infermieristico, l’intervento del chirurgo e dell’ortopedico è molto limitato. E’ estremamente gratificante vedere l’efficacia degli interventi seguendo semplicemente precisi protocolli sul bilancio delle entrate/uscite, delle medicazioni e della dieta, questi protocolli sono stati uniformati con il centro ustionati di Emergency del Kurdistan che aveva già esperienza nel trattamento degli ustionati.
L’infermiere internazionale non fa i turni, la giornata inizia alle 7,30 con un meeting di tutto lo staff internazionale dove si discute dei problemi della notte; il medical coordinator dà indicazioni operative per la giornata, poi inizia il giro visite alla fine del quale c’è un altro momento di discussione tra personale internazionale e nazionale.

L’ultimo intervento è di Massimo Barattini anestesista che ha prestato la sua attività nell’ospedale di Kabul in Afghanistan uno dei due presenti in questo paese. L’ospedale ha 91 posti letto, 6 di terapia intensiva e 2 sale operatorie ed esegue 2500 interventi l’anno.
I pazienti sono in maggioranza traumatizzati da guerra per mine antiuomo, da arma da fuoco o da taglio, ci sono anche molti bambini con trauma cranico provocato da incidenti stradali (il traffico è intenso e disordinato) o per caduta dai piani alti delle case diroccate dai bombardamenti. Tra i bambini c’è stata un’alta mortalità (37%). Questo è un dato negativo che vale per qualsiasi reparti di area critica, a maggior ragione in un paese povero dove le poche risorse disponibili devono essere utilizzate correttamente. La ragione può essere individuata in un errato ingresso in terapia intensiva, questo problema è stato discusso all’interno di Emergency ed è stato deciso di non ammettere più pazienti con trauma cranico se di livello troppo grave, disposizione che porta con sé problemi di ordine etico di non poca importanza per l’infermiere internazionale al triage.
Il trauma più frequentemente affrontato nell’ospedale di Kabul è quello prodotto da mina antiuomo, le vittime sono principalmente i pastori nomadi, dieci milioni di persone costrette a vagare attraverso il territorio con le loro greggi.
Il lavoro per l’equipe sanitaria è difficile: per i problemi tecnici dovuti alla scarsa conoscenza di questo tipo di paziente e per l’impossibilità di completare la diagnostica per mancanza di tecnologie. Ci sono anche problemi culturali legati alla religione, le donne non possono essere assistite e toccate da uomini e lo stesso personale sanitario afgano segue le medesime regole, per esempio una chirurga non può stringere la mano ad un collega se di sesso maschile.
Nonostante tutto i rapporti tra il personale sanitario è buono e rappresenta un isola di pacificazione tra etnie in guerra, all’interno dell’ospedale sono presenti etnie differenti, ma le relazioni umane tra loro sono ottime.

A conclusione della giornata Waifra Maccario del desk risorse umane di Emergency illustra il ruolo dell’infermiere e l’iter per partire in missione con Emergency, di seguito potrete leggere una sintesi dell’intervento per eventuali informazioni potete contattarla ai seguenti indirizzi: Ufficio Risorse Umane EMERGENCY Via Meravigli 12/14, Milano; [email protected] , oppure www.emergency.it/lavora con noi; tel.02-863161; fax  02-86316337


Il ruolo dell’infermiere

Gestione routine ospedaliera (wards, OT, OPD) – farmacia;

Coordinamento, supervisione staff nazionale;

Supervisione attività non cliniche (lavanderie, sartorie….);

Head nursing (staff nazionale e internazionale);

Requisiti generali del profilo

Disposizione ad effettuare attività formativa rivolta allo staff locale; 

capacità di adattamento a lavorare secondo protocolli clinici e operativi standardizzati con materiali e attrezzature a bassa tecnologia; (diagnosi, capacità clinica);

flessibilità e capacità di lavorare in team in un contesto internazionale;

adattabilità ad affrontare situazioni di stress;

predisposizione alla vita comunitaria;

condizioni di buona salute;

buona conoscenza della lingua inglese scritta e parlata;

disponibilità di permanenza all'estero per almeno 6 mesi.

Requisiti tecnici

Diploma di Infermiere Professionale, (riconoscimento ministeriale per gli stranieri) (NO operatore socio-sanitario);

Esperienza ospedaliera di almeno 3 anni continuativi in chirurgia  generale, rianimazione, ortopedia, medicina interna d’urgenza, salute pubblica, pediatria, neonatologia;

capacità organizzative;

Rapporto di lavoro

Contratto di Collaborazione a progetto,  Contratto di prestazione d’opera;

Durata di 6 mesi (5 mesi continuativi di missione, 1 mese di ferie);

Compenso:

Spese di vitto, alloggio, viaggio e assicurazione speciale;

Aspettativa non retribuita (CCNL integrativo Sanità del 20/9/2001, art 12) è concessa, al dipendente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato… per un periodo massimo di sei mesi (...)

Aspettative ministeriali (n 49/86, legge Cooperazione) (riconoscimento MAE per Sierra Leone, Sudan?)

Aspetti amministrativi

IN PARTENZA

Incontro preparatorio con l’ufficio risorse umane;

Briefing su aspetti culturali, sociali del Paese;

Regole di comportamento, di sicurezza;

Organizzazione del passaggio di consegne con l’espatriato che rientra, colloquio con referente della Divisione Medica;

Affiancamento in missione per circa 7 –10 giorni.

AL RIENTRO

Valutazione della missione da parte del medical coordinator;

Stesura di un End Of Mission Report dell’espatriato;

Incontro conclusivo con l’ufficio Risorse Umane (debriefing)